2. Fase Post Operatoria

  1. Fase Post Operatoria

L’intervento chirurgico e l’induzione anestesiologica rappresentano, per l’organismo che li subisce, una condizione di stress alla quale quell’organismo reagisce con una serie di modificazioni bioiogicheche hanno lo scopo di ripristinare Ie condizioni iniziali. Per comprendere cosa I’Infermiere deve saper fare per aiutare e controllare il paziente nel risveglio e nel successivo recupero funzionale occorre identificare quelle modificazioni biologiche che si succedono una volta che il Paziente riemerge dal trauma della narcosi e del-I’intervento: per comodità studieremo questa particolare risposta biologica suddividendola in tre fasi successive.

 

Prima fase. – Corrisponde ai primi 2-3 giorni che seguono l’intervento chirurgico ed è caratterizzala dal catabolismo tessutale poiche l’organismo, per il mantenimento delle sue funzioni vitali, deve attingere, come substrato energetico e plastico, alla riserve di glicogeno epatico, a quelle lipidiche dei depositi adiposi e a quelle proteiche dei muscoli scheletrici. Favorisce questo compito la mobilitazione del sistema endocrino ipotalamo ipofisario – surrenale, mobilitazione che si manifesta con un incremento nella secrezione di cortisone, di adrenalina, di glucagone, di aldosterone e di ormone antidiuretico. Sempre in questa fase la diuresi si contrae modicamente e la motilità intestinale  viene abolita. ll senso di fame è abolito. La ferita chirurgica è priva di capacità di tenuta ed è esposta al rischio di infezione da parte dei germi ambientali.

Il paziente è posto a giacere nel letto senza il cuscino. Si valuteranno gli indici vitali del paziente, vale a dire la pressione arteriosa, la frequenza del polso e del respiro, la temperatura  corporea e lo stato della coscienza (se vigile o obnubilata). ln alcuni casi (ad es. nei pazienti che hanno subito cospicue perdite di sangue) il polso e la pressione saranno rilevati ogni ora. Si assisterà quindi al regolare ritorno alla coscienza del Paziente che, in genere, sarà completo entro 2-3 ore e che comunque sarà tanto più lungo quanto più profonda e duratura sarà stata la narcosi. Si somministreranno i liquidi e i farmaci specificati dall’anestesista nella sua scheda o dal Chirurgo stesso. La sedazione del dolore sarà eseguita con analgesici non stupefacenti (ad es. Baralgina o Talwin) o stupefacenti (ad es. Cardiostenol). Se il paziente non urina spontaneamente entro la serata egli può essere fatto alzare o sedere su una comoda: se questa manovra non sortisce alcun effetto, oppure se è impossibile spostare il paziente, sarà indispensabile introdurre un catetere vescicale e lasciarlo a dimora alcuni giorni. La diuresi giornaliera sarà comunque controllata e segnata sulla grafica termica almeno per i primi tre giorni. Si solleciteranno con decisione il ripetuto cambiamento della posizione nel Ietto e i movimenti attivi delle gambe. Dalla giornata successiva all’intervento si stimolerà la mobilizzazione (salvo indicazione diversa) aiutando il Paziente a scendere dal letto, a muovere i primi passi e a guadagnare l’autonomia nella soddisfazione dei bisogni fisiologici. Eccetto che per i pazienti obesi o in scarse condizioni trofiche, la fasciatura elastica dell’addome non e ritenuta necessaria. La ferita chirurgica sarà tenuta coperta e la medicazione non verrà cambiata, ameno che non vi siano segni di emorragia (sangue rosso vivo sulle garze) o abnorme secrezione dall’eventuale tubo di drenaggio.

 

Seconda fase. – Corrisponde al 4°-5°  giorno ed è caratterizzata dal progressivo ritorno alla norma di quegli indici biologiche si erano alterati i processi i catabolici rallentano, la situazione ormonale si normalizza, la diuresi subisce un progressivo incremento, la peristasi intestinale comincia a riprendere ed  il paziente torna a desiderare il cibo. La ferita chirurgica acquista una buona capacità tensile e diventa resistente alla flora batterica ambientale”. La mobilizzazione del Paziente sarà progressivamente incrementata. La canalizzazione verrà stimolata artificialmente con un clistere evacuante la mattina della 3° giorno post-operatoria meno che non sia indicato diversamente (ad es. in caso di interventi sul retto). Quindi si inizia a somministrare una dieta leggera a base di proteine e carboidrati. Si continua a controllare la diuresi giornaliera (fino alla 4° giorno p.o. almeno). I liquidi, se questi erano stati indicati, verranno gradualmente ridotti fino alla completa eliminazione. Se richiesto dalle circostanze si provvederà alla esecuzione dei comuni esami di Laboratorio. Si potrà procedere al cambio della medicazione a scopo di controllo.

 

Terza fase. – E la fase anabolica: L’organismo riprende ad alimentarsi fino a ricostituire completamente il proprio patrimonio proteico ed energetico; non si evidenzia alcun tipo di alterazione endocrina; la ferita chirurgica è guarita e i punti di sutura vengono rimossi; il paziente riacquistala piena padronanza di se e del proprio corpo raggiungendo di nuovo la totale autonomia fisica e affettiva.  La dieta viene progressivamente incrementata fino a diventare del tutto libera. I punti di sutura potranno essere rimossi a partire dalla 6° -7°  giorno p.o. (le agrafes metalliche dal 5°). Se non vi sono state complicazioni di sorta il paziente potrà essere dimesso. Accertarsi sulla necessità o meno di ulteriori medicazioni o visite di controllo domiciliari o ambulatoriali e provvedere, nell’ultima eventualità, a prenotare sulla rubrica delle attività ambulatoriali.